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Ottici e Optometristi: esame della vista, serenamente e legalmente

Antonella Vecchies e Anto Rossetti, rispettivamente presidente della Società Optometrica Italiana e membro del Tavolo Interassociativo di Optometria e Ottica-TiOptO, intervengono in merito alle ultime prese di posizione delle associazioni degli oftalmologi

Gen 28, 2020

«Di recente alcuni oculisti e ortottisti, in diverse occasioni e sedi, hanno parlato molto e in generale di ottici e optometristi. Sembra che, con la ripetizione a voce alta di opinioni, alcuni professionisti di diverse categorie intendano e sperino di sostituirsi alle leggi o alla giurisprudenza – scrivono a b2eyes TODAY Vecchies e Rossetti – Ottici e optometristi preparano occhiali e lenti in modo esclusivo e svolgono esami visivi in modo autonomo almeno da un secolo in Italia, ma ben prima nella storia. Ottici e optometristi non si sostituiscono alle funzioni del medico, anzi collaborano nell’inviare all’attenzione medica le eventuali condizioni visive anomale, anche grazie alla diffusione di nuove tecnologie: questo significa collaborare per il bene della persona. L’esame visivo fatto da ottici e optometristi mira alle più comuni esigenze di realizzare occhiali e lenti: da questi esami non deriva nessun impedimento a fare una periodica visita dal medico per monitorare la salute visiva e generale».

«Ma poiché confidiamo ancora si tratti di ignoranza anziché di malafede – aggiungono i due professionisti – passiamo in rassegna i punti essenziali riguardo ottici e optometristi.

L’esame della vista per le disfunzioni che richiedono lenti viene legalmente svolto da ottici (con alcune limitazioni, pur obsolete) o da optometristi (senza tali limitazioni, secondo la consolidata giurisprudenza), in circa il 50% dei casi in Italia, ossia alcuni milioni di controlli ogni anno. La necessità di lenti è estremamente comune, per questo ottici e optometristi sono attivi in tutto il mondo.

In relazione alle necessità o priorità, il restante 50% dei casi si rivolge al medico oculista/oftalmologo per la valutazione della salute e, nel caso, anche della prescrizione di lenti, che comunque sarà realizzata dall’ottico. Dovrebbero essere evidenti alcune analogie con il rapporto tra farmacista e medico.

Gli ottici sono professionisti autonomi, regolamentati e vigilati dal ministero della Salute. Sono tenuti a rispettare varie normative sulla privacy delle informazioni sanitarie, sono responsabili della fornitura di dispositivi classe I-II e sono abilitati ad alcune altre funzioni.

Per diventare ottici si deve studiare per cinque anni in ambito socio-sanitario nelle scuole secondarie di secondo grado statali (in analogia ai periti). In alternativa esiste un corso di durata biennale dopo la “maturità”, cioè dopo la scuola secondaria di secondo grado.

Dopo la formazione, gli ottici devono superare lo specifico esame di Stato abilitante, con prove scritte, orali e pratiche, di fronte a una commissione di docenti, rappresentanti del ministero della Salute, della Regione e della categoria. Se non si supera questo ulteriore esame non si può svolgere la professione.

Poiché occhiali e lenti a contatto sono su misura e per uso individuale, ciascuna persona deve acquistare i propri e questo implica aspetti commerciali, come del resto accade anche in farmacia per certi farmaci: quella commerciale, tuttavia, è solo una delle competenze dell’ottico.

Gli optometristi hanno affinità e differenze rispetto agli ottici e afferiscono alle attività paramediche indipendenti (cod. ATECO 86.90.29, servizi di assistenza sanitaria). Si tratta di una professione relativamente recente, che prende forma tra il 1800 e il 1900, più avanzata nei paesi di lingua inglese. Nei dizionari italiani è attestata dal 1980.

Gli optometristi condividono funzioni degli ottici in relazione a occhiali e lenti (in quanto tutti gli optometristi sono anche ottici abilitati), ma grazie a ulteriore studio, specifica qualifica o laurea (italiana, europea o extra UE) superano certi limiti dell’ottico nell’esame visivo e aggiungono alcune competenze rispetto all’ottico, ad esempio il visual training o la correzione prismatica. Come ben chiaro limite, invece, ottici e optometristi non fanno diagnosi medica delle malattie oculari né terapia con farmaci o chirurgia.

A conferma, il Consiglio di Stato (2004) afferma che l’operato dell’optometrista “appare diverso da quello proprio del medico oculista e vi è assoluta diversità di compiti rispetto all’ortottista-assistente di oftalmologia” (una professione sanitaria riabilitativa assistente del medico). Una giurisprudenza consolidata ha inoltre precisato gli ambiti operativi.

Dovrebbe essere evidente che esami e attività di ottici e optometristi non sono sostitutivi di esami e attività del medico, tutt’al più sono “paralleli” e in collaborazione nell’interesse delle persone: per occhiali e lenti ci si può rivolgere agevolmente a ottici e optometristi, mentre per valutare la salute ci si deve rivolgere al medico oculista. Specularmente, il medico può prescrivere ma non può fornire occhiali e lenti a contatto e per questi ci si deve rivolgere a ottici e optometristi.

Ormai tante professioni non mediche agiscono regolarmente sul corpo e sulle sue funzioni. Le necessità delle persone sono molte e sempre più specialistiche, per questo diverse professioni collaborano a offrire i servizi per la salute. Le norme poi definiscono i limiti perché tali servizi siano sicuri, efficaci e accessibili (secondo i criteri generali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

L’esame della vista non è per sé atto medico, ma diventa tale quando eseguito da un medico secondo il proprio scopo professionale e piano terapeutico. La definizione di atto medico è in evoluzione dopo il comma 566 della legge 190/2014, che riserva al medico “gli atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia”.

La normativa e la giurisprudenza considerano che l’esame per le disfunzioni visive può essere svolto anche da ottici e optometristi, come accade comunemente. Invece diagnosi e cura delle “vere e proprie malattie oculari” sono riservate al medico».

«In sintesi, una persona può rivolgersi serenamente e “legalmente” a ottici e optometristi per l’esame della vista, senza dover andare prima dal medico per questa necessità – concludono Vecchies e Rossetti – Per ogni condizione sospetta e indipendentemente da occhiali e lenti, ottico e optometrista inviano la persona al medico per una visita che rimane una periodica necessità e possibilità, ma non un obbligo per occhiali e lenti, come molti già sanno. Nell’insieme, le varie competenze si possono svolgere al meglio, con i medici, che dedicano il loro importante tempo alla patologia, e ottici e optometristi, che pongono rimedio alle disfunzioni più comuni con la consapevolezza derivata da un’adeguata formazione. L’esercizio costante del duplice ruolo in autonomia o in collaborazione nella prescrizione di occhiali e lenti a contatto riduce i costi sociali e migliora la tutela della salute pubblica, grazie alla collaborazione tra le varie figure che si occupano della visione. Con qualche chiarimento legislativo, il servizio per difetti visivi e dispositivi di correzione potrebbe diventare ancor più sicuro, efficace e accessibile di quel che è già».

(red.)

 

 

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